Personaggi

Zio Salvatore

Una figura della memoria familiare siciliana: concreta, inventiva, popolare, capace di trasformare il lavoro e il racconto in presenza viva.

Zio Salvatore seduto in terrazza
Zio Salvatore, volto della memoria familiare raccontata da Matteo.

Zio Salvatore appartiene al grande mondo dei ricordi di Matteo. Non vive direttamente accanto ad Alfred nella casa di piazza di Spagna, ma entra nel romanzo attraverso la voce del padre di Federico, che racconta al gatto la Sicilia della propria infanzia, la famiglia, i paesi, i mestieri, i sapori e le figure rimaste impresse nella memoria. In questo senso zio Salvatore non è un personaggio secondario nel senso debole del termine: è una delle presenze che danno spessore al passato e fanno capire da dove venga Matteo.

Nel racconto, zio Salvatore è uno dei fratelli più cari del padre di Matteo. È una figura pratica, manuale, popolare, piena di vita. Fuma sigari toscani, porta addosso la traccia del suo lavoro e del suo modo di stare al mondo: il gilet sporco di cenere, il mezzo sigaro sempre in bocca, lo stanzone pieno di chiavi inglesi, bulloni, pinze, olii, gomme e martelli. È meccanico, fornaio e, per i nipoti, anche calzolaio. Sa rimettere a posto motociclette e automobili, sa risuolare scarpe anche quando sono appena consumate, sa partecipare alla vita quotidiana con una competenza concreta che oggi appare quasi mitica.

La sua forza narrativa sta nella capacità di incarnare un'epoca. Zio Salvatore rappresenta un mondo in cui i mestieri non erano solo professioni, ma modi di essere riconosciuti dalla comunità. Le mani sapevano fare molte cose, e ogni cosa fatta aveva una relazione con gli altri: il pane per la famiglia, le scarpe dei nipoti, le riparazioni, le chiacchiere con i vecchietti del paese. Attraverso di lui il libro restituisce una socialità fatta di botteghe, forni, cortili, racconti esagerati e domande ingenue.

È anche un personaggio comico e affabulatore. Quando racconta agli anziani che gli aeroplani sono bianchi perché le ali sarebbero fatte con gusci d'uovo svuotati e impastati, non sta semplicemente dicendo una sciocchezza. Sta esercitando un'arte popolare del racconto: inventare, sorprendere, intrattenere, lasciare gli altri a bocca aperta. Questa fantasia lo avvicina, per certi versi, allo spirito stesso del romanzo, dove la realtà quotidiana viene continuamente attraversata dall'immaginazione di Alfred.

Accanto a zia Rosina e al forno, zio Salvatore porta nel libro anche l'odore del pane, della farina lavorata nella maidda, del calore domestico. È una figura che sa di casa, ma non di immobilità. Nel ricordo di Matteo diventa un punto fermo, un frammento di un Sud operoso e comunitario che resiste nella voce di chi lo racconta. Alfred, ascoltando, non può conoscere direttamente quel mondo, ma lo riceve come esperienza narrata. E proprio questo è uno dei miracoli del libro: un gatto romano, seduto accanto a un anziano, diventa custode di memorie siciliane che altrimenti rischierebbero di svanire.