Personaggi

Giacinto Ferrari

L'amico di Matteo che apre ad Alfred il racconto di Morano Calabro, nel capitolo “Un paese lontano”.

Ritratto in bianco e nero di Giacinto Ferrari
Giacinto Ferrari, presenza autorevole legata a Morano Calabro.

Giacinto Ferrari è il personaggio che introduce nel romanzo una geografia diversa da Roma e dalla Sicilia di Matteo: Morano Calabro. La sua figura emerge nel capitolo “Un paese lontano”, quando Alfred racconta ad Agata uno dei suoi viaggi più importanti. Attraverso Giacinto, il libro si sposta verso un borgo che appare quasi come un presepe, raccolto sulle pendici della collina, dominato dalle rovine del castello e aperto alla maestà gentile del monte Pollino.

Giacinto è amico fraterno di Matteo, compagno universitario a Messina e uomo profondamente legato al proprio paese. Non è soltanto un ospite: è una specie di chiave d'accesso. Alfred spiega ad Agata che, a Morano, essere ospiti di Giacinto significa essere automaticamente accolti come parte della comunità. Questo dettaglio dice molto del personaggio. Giacinto non è presentato attraverso grandi azioni spettacolari, ma attraverso la stima che il paese nutre per lui e per la sua famiglia.

Figlio, nipote e pronipote di uomini che per Morano Calabro hanno rappresentato istituzioni precise, Giacinto ha dedicato la propria vita al paese. È stato medico veterinario, professione indispensabile in un luogo in cui molte persone vivono di allevamento e produzione di carni, uova e formaggi. È stato anche preside della scuola media, educatore attento alle future generazioni. Questa doppia identità, cura degli animali e cura dei ragazzi, lo rende una figura di servizio: qualcuno che conosce famiglie, difficoltà, storie, fatiche.

Nel racconto di Alfred, Morano Calabro appare come un mondo regolato da relazioni fitte. Le persone del vicinato controllano che tutti stiano bene, le donne parlano dalle finestre, il bar Melange diventa luogo di incontro e discussione, il ritorno dei figli viene celebrato come un rito collettivo. Giacinto è al centro di questa rete. La sua presenza permette ad Alfred di capire un modo diverso di vivere: meno anonimo della città, più caldo, più sorvegliato, più comunitario.

Il personaggio serve quindi a una delle riflessioni più belle del libro: la felicità cambia forma a seconda del luogo in cui si vive. Alfred, gatto cittadino, ama Roma, il movimento, la libertà individuale. A Morano scopre un'altra libertà, fatta di appartenenza, aiuto reciproco, memoria condivisa, ma anche di regole non scritte e controllo sociale. Giacinto Ferrari incarna questo equilibrio. È il custode di un paese che accoglie, osserva, ricorda. Per Agata, che ascolta il racconto senza aver mai visto luoghi diversi dal negozio e dalla casa, Giacinto diventa indirettamente la prova che il mondo è molto più vasto di una vetrina.