Federico è il padrone di Alfred, ma nel romanzo il verbo "possedere" gli sta stretto. Più che proprietario, è compagno di vita del gatto: lo aspetta, gli apre la porta, lo chiama dal balcone, si preoccupa quando tarda a tornare. Questo legame è uno dei fili più teneri del libro, perché mostra un uomo capace di affetto sincero, anche se non sempre capace di ascolto profondo.
Federico vive in una casa di piazza di Spagna, lavora molto al computer, esce per appuntamenti professionali e personali, e porta dentro di sé un'inquietudine sentimentale che Alfred percepisce subito. Le sue relazioni con Eleonora e Alessandra rivelano un uomo diviso tra desiderio di libertà e bisogno di amore. Vorrebbe vivere i sentimenti senza costrizioni, ma talvolta confonde la leggerezza con la fuga. In questo senso è un personaggio umano nel modo più interessante: non è cattivo, non è superficiale, ma è irrisolto.
Il rapporto con il padre Matteo illumina Federico da un'altra angolazione. Matteo lo guarda ancora come un figlio da guidare, da proteggere, da accompagnare verso una scelta adulta. Federico reagisce con fastidio, ironia, difesa, ma ascolta. Nei dialoghi sull'amore emerge il contrasto tra due generazioni: Matteo crede nella scelta, nella fedeltà, nel costruire una storia; Federico crede nell'emozione, nella spensieratezza, nel diritto a non lasciarsi incastrare da una forma. Il romanzo non lo condanna, però gli chiede di guardarsi meglio.
La scrittura è per Federico una via di conoscenza. Il racconto dedicato ad Alessandra, che Matteo legge, rivela molto più di quanto Federico forse vorrebbe ammettere. Scrivendo, l'uomo porta alla luce un amore non concluso, un cassetto mai svuotato, un profumo rimasto in casa come traccia. In lui la memoria sentimentale non è pacificata: resta sospesa, viva, pronta a tornare con una telefonata o un caso tecnico.
Federico è anche lo specchio umano di Alfred. Entrambi amano la libertà, entrambi hanno bisogno di uscire e tornare, entrambi sono attratti da ciò che resta aperto. Ma Alfred, diversamente da lui, sembra più capace di riconoscere il desiderio senza nasconderlo. Il gatto gli fa da maestro silenzioso: vivere non significa soltanto difendere i propri spazi, ma accorgersi della felicità mentre accade. Alla fine, Federico rimane davanti a una domanda: saprà fare con Alessandra ciò che Alfred ha avuto il coraggio di fare con Agata?