Personaggi

Agata

La gatta elegante e protetta che, incontrando Alfred, scopre di desiderare una vita più ampia.

Agata, gatta chiara dagli occhi azzurri
Agata, la gatta persiana incontrata da Alfred.

Agata entra nel romanzo come apparizione. Alfred la vede durante una celebrazione a San Giovanni dei Fiorentini, in una chiesa aperta anche agli animali, e da quel momento la sua immaginazione cambia direzione. È una gatta bianca, elegante, composta, custodita da Rachele con attenzione quasi assoluta. La sua bellezza la rende preziosa agli occhi degli altri, ma proprio questa preziosità diventa una forma di prigionia.

Agata vive tra casa e negozio, in una pellicceria di via della Propaganda. Non conosce davvero la strada, non frequenta altri gatti, osserva il mondo attraverso il vetro. Il romanzo la costruisce come contrappunto ad Alfred: lui è meticcio, libero, abituato a orientarsi tra piazze e vicoli; lei è di razza, protetta, educata alla sicurezza. Ma il libro non oppone i due mondi in modo semplice. Agata non è infelice perché non amata. È amata moltissimo, solo che quell'amore tende a decidere al posto suo.

Il suo incontro con Alfred è quindi sentimentale e formativo insieme. Alfred la cerca, la trova grazie a Ernesto, le parla di gattile, randagi, quartiere, viaggi, Morano Calabro, Roma. Agata ascolta e sogna. La sua curiosità cresce lentamente fino alla fuga: non una fuga contro Rachele, ma verso se stessa. Quando esce dal negozio e attraversa piazza Mignanelli, prova paura, smarrimento, inesperienza. La libertà, per lei, non è subito felicità: è prima di tutto vertigine.

Proprio per questo Agata è un personaggio importante per i giovani lettori. Mostra che essere protetti non basta a diventare pienamente vivi. La crescita richiede rischio, errore, coraggio, compagnia. Con Alfred, Ernesto, Gaetano e Glauco impara a leggere i luoghi, a muoversi, a fare domande. Via Margutta, il Pincio e Villa Borghese diventano tappe della sua emancipazione. Quando sale su un albero, compie un gesto semplice e immenso: fa per la prima volta qualcosa che appartiene alla sua natura.

Agata è anche il centro del discorso sul possesso. Rachele vuole farla accoppiare con un gatto persiano perché immagina per lei cuccioli belli e coerenti con il pedigree. Alfred le propone un'altra idea: l'amore come incontro di anime, non come continuità di razza. Nel finale Agata costringe Rachele a cambiare sguardo. Non smette di volerle bene, ma chiede spazio. In questo equilibrio sta la sua forza: Agata non rinnega la casa, la allarga. Scopre che si può tornare solo se prima si è potuti andare.